Perdonate la mia lunga assenza, ma non ho una buona connessione e mi è difficile collegarmi a internet. Prometto di tornare presto!
Versi di un cane
E' un ricciolino un po' così. Con le parole si comporta con astuzia, ma è innocente. E' sfrontato e controproducente. Idolatra il tè, non può proprio farne a meno. Sa amare, anche di questo non può farne a meno. La sua semplicità è il suo espediente narrativo. Soffrendo il male egli opera la risata e ci confonde mentre ci delizia. Questo è Nshan (cit. Anonimo)
I pirati sono ben accetti, c'è rhum per tutti.
Ask me
Ti bacio sulla guancia e oggi mi dici che non si può
Mi trascini giù come se fossi già morto,
morto di un peccato di cui non ho memoria.
Sbattimi sul fango e macchia il mio nome
Mi guardi piangere nel pozzo
Lasciami qui come se fossi già morto
Ricorda il mio bacio
anche se non vuoi
Cremate the essence around absence,
this is what I do
Allow me to disagree
if this forest is not for me.
Tender is the mass, strange look.
A treble clef to open the dances
this is what I do.
Tremble sounds ominous.
Smile, baby.
I’ll take the rainbow screams.
this is what I do
Contributo alla statistica
Su cento persone:
Che ne sanno più degli altri
- cinquantadue;
Insicuri a ogni passo
-quasi tutti gli altri;
pronti a aiutare,
purché la cosa non duri m olto
- ben quarantanove;
Buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
-quattro, bé, forse cinque;
Propensi a ammirare senza invidia
-diciotto;
Viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
-settantasette;
Dotati per la felicità
- al massimo poco più di venti;
innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
-di sicuro più della metà;
Crudeli,
se costretti dalle circostanze
-è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;
Quelli col senno di poi
- non molti di più
di quelli col senno di prima;
che dalla vita prendono solo cose
-trenta
anche se vorrei sbagliarmi;
Ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
-ottantatré
prima o poi;
degni di compassione
-novantanove;
mortali
-cento su cento.
Numero finora invariato.
Wislawa Szymborska
Muoiono le rose
nascono farfalle
che col loro turbinio
generano caos
Il gatto quatto si pappa il ratto
e c’è chi ride e chi non ride affatto
ma il gatto quatto si è pappato il ratto.
Topo-gatto, sano-matto
tutto il mondo va rifatto
e tutto resta o bello o sciatto
ma per chi è sano o mentecatto
il gatto quatto si pappa il piatto.
Lo fa di scatto o di soppiatto
ma il ratto matto si è mangiato il gatto.
L’ultimo cavaliere - Stephen King (via punkgrrrlx)
Penso che sia arrivato il momento di leggere La torre nera
Spesso il male di vivere ho incontrato
Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Montale
Ho perso l’anima in queste continue smorfie
e perdo la lettere di una mamma delusa
per scriverti dalla cultura
mentre volo di notte sull’insonnia acerba e scarsa
mentre poggio la mia testa sulle tue mani e canto
canto di una poesia inedita che non troverà mai penna
E mi chiedo: ma perché si parla, o si scrive?
(il tempo libero porta alla noia)
si potrebbe dare una risposta
ma poi rischio di parlare, o di scrivere
Fumare mi piace spesso da solo
all’aperto mi metto a pensare alle cose
e non voglio nessuno che mi parla o mi chiede
però quando ci sei
tu
è diverso ti chiedo
Vuoi fumare? e se dici
No grazie non mi va
a me non mi va più
e aspetto che ti va.
Sento i tuoi passi nella sala,
sento in ogni nervo i tuoi rapidi passi
che nessuno nota altrimenti.
Intorno a me soffia un vento di fuoco.
Sento i tuoi passi, i tuoi amati passi,
e l’anima fa male.
Cammini lontano nella sala,
ma l’aria ondeggia dei tuoi passi
e canta come canta il mare.
Ascolto, prigioniera dell’oppressione che consuma.
Nel ritmo del tuo ritmo, nel tempo del tuo
batte il mio polso nella fame.
Karin Boye
Dal sonno di mia madre sono caduto in un pozzo
mi aggrappai al suo ventre ancora bagnato.
Da ragazzino vidi le macerie di un mondo
mi sembrava strano tutto quel grigio
in particolare uno sconosciuto, mano nella mano con una bambina
però lei non era al sicuro.
Da ragazzo persi la voce a furia di urlare il mio cuore
mi nascondevo dal tristo mietitore
mentre lui buttava giù porte, palazzi
donne.
Da adulto tutto cambiò.
Mi voltavo dall’altra parte.
È meglio guardare il buio che le ferite della violenza.
Reincontrai la bambina, rimase piccola
nonostante il suo corpo spezzato.
Raccolsi la sua innocenza, coprii i suoi occhi
è meglio guardare il buio che le ferite della violenza.
Da morto mi gettarono in una fossa
mi lavarono l’anima con lo sputo di un incubo
è meglio morire che voltare le spalle alla violenza.